Il Sarcofago dei due Testamenti

Il Sarcofago dei due Testamenti

Il Sarcofago dei due testamenti altrimenti detto sarcofago dogmatico

1. La Creazione dell’uomo e della donna 

  • Descrizione dell’immagine:

La Creazione dell’uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio

  • Interpretazione:

Il trono velato e lo sgabello poggiapiedi nell’iconografia dell’epoca erano riservati alla divinità o all’imperatore. Dunque lo scultore vuole dirci che il personaggio seduto sul trono è estremamente importante. I volti identici delle tre persone sono barbuti e la barba era segno di saggezza e di eternità. Da questi particolari sommati al resto delle sculture del sarcofago, riusciamo a capire che si tratta della Trinità: Dio Padre seduto sul trono, lo spirito Santo in comunione con Lui (significata dal gesto della sua mano poggiata sul trono velato e del suo sguardo) e il Figlio. Il braccio leggermente piegato del Padre indica che sta parlando. Mentre il Padre parla guarda il Figlio che ricambia lo sguardo e con la sua mano crea la donna (Eva) dall’uomo addormentato (Adamo). L’uomo e la donna sono scolpiti piccoli per significare la differenza tra il Creatore e la creatura. Il Padre crea per mezzo del Figlio (i cristiani lo recitano nella preghiera del credo). Mentre pronuncia la parola creatrice guarda il Figlio e mentre il Figlio compie l’azione di creare ricambia lo sguardo del Padre: è il modo che lo scultore ha per dirci che l’uomo e la donna sono creati a immagine e somiglianza di Dio. Infine le dita della mano del Padre sono in atteggiamento benedicente (…e vide che era cosa molto buona).

  • Brano biblico: Genesi 2, 18-25

    18E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.23Allora l’uomo disse:
    “Questa volta
    è osso dalle mie ossa,
    carne dalla mia carne.
    La si chiamerà donna,
    perché dall’uomo è stata tolta”.
    24Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.
    25Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.

2.  Il Peccato originale o l’origine del peccato

  • Descrizione dell’immagine:

Il peccato originale

  • Interpretazione:

I tre personaggi scolpiti sono Adamo ed Eva ed in mezzo è presente il Figlio di Dio, che quando è rappresentato nella storia non ha la barba (come invece è raffigurato nella scena precedente), ma il volto apollineo. Alla destra vediamo scolpito l’albero della conoscenza del bene e del male. Sull’albero è avvolto un serpente. Il Figlio di Dio tiene nella sua mano destra una fascina di grano e nella sinistra un agnello. La scultura vuole raffigurare il brano biblico di Gen 3 e spiegarlo plasticamente. Il male raffigurato sotto forma di serpente tenta Eva dicendo: «è vero che Dio vi ha detto che non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Eva risponde che non è vero: Dio ha proibito di mangiare solo dell’albero della conoscenza del bene e del male, di tutti gli alberi ne possono mangiare. Il serpente ribadisce che Dio ha formulato questo comando perché se ne mangiassero diventerebbero come Dio (ma l’uomo e la donna non erano già stati creati a immagine e somiglianza di Dio?). La menzogna del serpente però aveva lo scopo, perfettamente riuscito, di concentrare l’attenzione sull’unico albero il cui frutto era proibito. Cogliendone, l’uomo e la donna scoprono di essere nudi e se ne vergognano; non che prima non lo sapessero, ma prima non creava problema, il problema ha origine perché vengono rotti i rapporti di fiducia tra loro e con Dio. Il serpente insinua infatti che Dio non sia dalla parte dell’uomo, ma sia sua avversario.
Dio, scolpito sul sarcofago nella persona del Figlio, chiama Adamo e gli domanda spiegazioni. La risposta dell’uomo consiste nel scaricare la responsabilità sulla donna e su Dio stesso che l’ha creata. A questo punto Dio interroga Eva che analogamente ad Adamo scarica la responsabilità sul serpente e su Dio (in quanto anche il serpente è creatura di Dio). Ecco espressa la prima dinamica del peccato: inclinazione della reciproca fiducia e mancata assunzione delle proprie responsabilità. Il male suscita il sospetto anche nei confronti della persona più cara.
Nel sarcofago il Figlio, consegna ad Adamo ed Eva due simboli: la fascina di grano e l’agnello, che sono segno della punizione, ma anche della possibilità di salvezza: segno di punizione perché Adamo ricaverà con fatica il nutrimento dalla terra, mentre Eva sarà impegnata con fatica nella filatura della lana e nei lavori domestici; segni di salvezza perché dal grano si ricava il pane che consacrato diventa il corpo di Cristo e il sangue dell’agnello profetizza il sangue di Cristo che salva con il suo sacrificio sulla Croce: sono gli elementi dell’eucaristia.
Infine il negare l’accesso all’albero della vita è donare all’uomo la possibilità che questa vita dove è entrato il peccato non sia eterna, ma con la morte e la fedeltà di Dio, si possa accedere alla vita eterna.

  • Brano biblico: Genesi 2, 8-16; 3, 1-24

8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. 10Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. 11Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l’oro 12e l’oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d’ònice. 13Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d’Etiopia. 14Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate.
15Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
16Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire”.

[…]

1Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?”. 2Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete””. 4Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”. 6Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
8Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. 10Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. 11Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”. 12Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. 13Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.
14Allora il Signore Dio disse al serpente:

“Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
15Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno”.

16Alla donna disse:

“Moltiplicherò i tuoi dolori
e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ed egli ti dominerà”.

17All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”,

maledetto il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
18Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l’erba dei campi.
19Con il sudore del tuo volto mangerai il pane,
finché non ritornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere ritornerai!”.

20L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
21Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì.
22Poi il Signore Dio disse: “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!”. 23Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da cui era stato tratto. 24Scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’albero della vita.

3. Le nozze di Cana e la moltiplicazione dei pani

  • Descrizione dell’immagine:

Le nozze di Cana e la moltiplicazione dei pani

  • Interpretazione:

Nella prima scultura, vediamo Gesù con il volto apollineo che ha in mano il bastone taumaturgico. Questo bastone è la raffigurazione della potenza di Dio. Non è un elemento reale, ma richiamando il bastone di Mosè ci dice che lì Dio sta compiendo un miracolo: la trasformazione dell’acqua in vino. Il vino è l’elemento differenzia un cibarsi ordinario da un banchetto di festa. La mancanza del vino equivale alla fine della festa. Nella seconda scultura la scena della moltiplicazione dei pani: l’alimento pane è essenziale, tuttavia il dono di Dio è sovrabbondante: dopo che, a partire da cinque pani e due pesci offerti da un ragazzo,  hanno mangiato a sazietà cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini, avanzano ancora tanti pezzi di pane sufficienti a riempire sette (numero che indica la perfezione) ceste. I miracoli sono gesti straordinari che hanno un significato ulteriore rispetto al loro effetto immediato. Gesù permette che la gioia della festa continui, e sfama una folla numerosissima, ma insieme il vino e il pane sono gli elementi scelti per significare la sua presenza reale nell’eucaristia, vero cibo e vera fonte di gioia e di salvezza. Inoltre i miracoli avvengono se l’uomo si affida: i servi riempiono le giare d’acqua,  Andrea (apostolo) presenta a Gesù un ragazzo disposto a donare il poco cibo che aveva con sé.

  • Brani biblici: Gv 2, 1-11; 6, 1-15

1 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. 4E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. 5Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.
6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.
11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

[…]

1 Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 
5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9“C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. 10Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!”. 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

La resurrezione di Lazzaro – particolare del sarcofago dei due Testamenti

  1. Descrizione dell’immagine:

La Resurrezione di Lazzaro

Questa immagine è molto danneggiata e possiamo “ricostruire” l’originale solo dal confronto con altre sculture di sarcofagi.

  1. Interpretazione:

 

 

  1. Testo biblico:

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato.2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.

4All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. 8I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. 9Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.

11Disse queste cose e poi soggiunse loro: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. 12Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se si è addormentato, si salverà”. 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!”. 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. 23Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. 24Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. 25Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. 27Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama”. 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. 37Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”.

38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. 40Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. 43Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare”.

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

 

Lettura complessiva del Sarcofago dei due Testamenti

Le simmetrie teologiche del Sarcofago

Al termine di questo percorso di analisi delle sculture del Sarcofago dei due Testamenti, possiamo fare qualche riflessione sintetica. Il sarcofago è un documento preziosissimo perché risponde ad un preciso disegno teologico e contiene i principali articoli di fede del Credo e il rimando ai sette Sacramenti.

(A) Dio Padre, per mezzo del Figlio, in comunione con lo Spirito Santo (Trinità) crea l’uomo a sua immagine e somiglianza.

(B) La libertà dell’uomo cede alla tentazione e compromette il progetto di Dio, che di fronte al peccato dell’uomo giudica, ma nel suo giudizio formula anche una promessa di perdono (Riconciliazione) e di salvezza.

(C) Il tondo raffigura i due sposi che hanno commissionato il sarcofago per la loro sepoltura. L’uomo sta parlando (gesto del braccio destro) a noi e a chiunque osservi quest’opera (lo sguardo è indirizzato a chi guarda il sarcofago) raccontandoci e volendo trasmettere la sua fede (nella mano sinistra ha in mano il rotolo della Parola di Dio); la sua sposa è in comunione con lui, nella scelta di vita (matrimonio), ma anche nell’annuncio della fede (la mano destra è appoggiata sul braccio sinistro del suo sposo).

(B1) Le nozze di Cana e la moltiplicazione dei pani. I miracoli di Gesù, oltre a risolvere una situazione difficile (assenza di vino, elemento della festa, e di pane, elemento essenziale per saziare la fame), indicano la prossimità di Dio all’uomo, vicinanza che permane nell’Eucaristia (il pane e il vino consacrati diventano il corpo e il sangue di Cristo).

(A1) La resurrezione di Lazzaro. Un altro miracolo che narra la presenza del Signore nella sofferenza (per Marta e per Maria Maddalena sorelle di Lazzaro), e nello stesso tempo rivela che la sua prossimità è in grado di sconfiggere anche la morte. Certo la resurrezione di Lazzaro è diversa da quella di Gesù (Lazzaro è risuscitato, ma dovrà nuovamente affrontare la morte; Gesù risuscita per restare vivo in Eterno). La resurrezione di Lazzaro è segno e promessa della resurrezione dell’ultimo giorno che sarà definitiva e per la vita eterna, come quella di Gesù.

(A2) La nascita di Gesù e l’adorazione dei Magi. Gesù vero uomo (bambino) e vero Dio (è seduto su Maria che costituisce un velo tra lui e il trono) alle spalle di Maria è presente lo Spirito Santo. I doni dei Magi sottolineano la regalità (oro) il sacerdozio (incenso) la mortalità (mirra). Il primo dei Magi indica con il dito la stella, ma nel nostro sarcofago indica il livello superiore, in particolare due persone della Trinità lo Spirito Santo e il Padre, a significare la vera stella che illumina e guida il cammino.

(B2) La guarigione del cieco nato. Questo miracolo indica la prossimità del Signore nella malattia (unzione degli infermi), ma è anche simbolico del passaggio dalla tenebra alla luce, che seppure né il cieco né i suoi genitori hanno peccato perché nascesse così, lascia intravvedere la missione di Gesù: essere salvatore dell’uomo e del mondo.

(C1) Daniele nella fossa dei leoni. Il giusto condannato, anticipo della passione di Gesù, è testimone del suo credo fino alla morte.

(B3) Il rinnegamento di Pietro e il suo arresto. Ancora una volta, il dubbio, la tentazione (indicate dalla mano di Pietro posta sulla barba), assecondate (il gallo ricorda il rinnegamento); Gesù però riabilita Pietro: le tre dita della mano esprimono sia il “rimprovero” per il triplice rinnegamento sia la missione che Gesù affida a Pietro per ben tre volte: «pasci le mie pecorelle» (Gv 21,15c.16c.17c) (ordinazione). Gli effetti di questo perdono sono il passaggio del bastone taumaturgico dalle mani di Gesù alle mani di Pietro che impersonifica tutta la Chiesa fondata sugli apostoli. È la presenza di Gesù che rende la Chiesa santa. La santità della Chiesa non la sottrae dall’esperienza della persecuzione: «Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me […] se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 18.20b); «In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi» (Gv 21, 18).

(A3) Pietro battezza i suoi carcerieri. Come l’ultima scena del registro superiore anche questa è danneggiata. Riconosciamo l’azione del Battesimo, dal confronto con altre opere.

Concludo questa lettura d’insieme affermando che attorno al 280 d.C., datazione verosimile per il Sarcofago dei due Testamenti, erano già patrimonio comune di fede e oggetto di trasmissione:

  • molti dei contenuti del Credo che viene “composto” nella formula breve durante il Concilio Ecumenico di Nicea (325 d.C.) e nella formulazione più estesa durante il primo Concilio Ecumenico di Costantinopoli (381 d.C.). Ho infatti sottolineato l’azione trinitaria (Padre Figlio e Spirito Santo); la Parola di Dio Padre che diviene creatrice per mezzo del Figlio (“per mezzo di Lui tutte le cose sono state create…”); la resurrezione dei morti e la vita eterna; l’incarnazione del Figlio in Maria per opera dello Spirto Santo, la Chiesa santa ed apostolica.

  • I sacramenti sei dei quali chiaramente “citati” (Battesimo, Comunione, Confessione o Riconciliazione, Ordine, Matrimonio e Unzione degli infermi). Ad un occhio più attento non sfugge neanche la Cresima: è il dono dello Spirito che ci rende testimoni e che ci permette di rivivere a modo nostro la vita di Cristo. Se pensiamo che i sette sacramenti sono stati elencati in modo definitivo nel Concilio di Trento (1545 – 1563 d. C.), possiamo ancora di più apprezzare il valore di quest’opera.