Il Battistero di Parma. La scultura (Esterno)

Il portale Settentrionale. 

La promessa realizzata:  Il Messia, Verbo incanato

 

La porta settentrionale del Battistero di Parma si potrebbe definire il portale dell’ “attesa compiuta”, o della “Promessa realizzata”.

Sicuramente esso rappresenta un esempio bellissimo di “tipologia biblica”. Essa è la corrispondenza tra preparazione, prefigurazione dell’Antico Testamento (tipo) e il compimento attuazione n Cristo del Nuovo Testamento (antitipo).

Albero di Giacobbe

Albero di Iesse

Tracciando uno sguardo complessivo troviamo: nei due stipiti frontali, a sinistra l’albero di Giacobbe (4) e l’albero di Iesse (5) a destra; nelle nicchie laterali: Davide e Nathan (1) a sinistra e Salomone e la regina di Saba (2) a destra; nell’archinvolto: dodici Personaggi dell’Antico Testamento che presentano i dodici Apostoli del Nuovo Testamento (6); nella lunetta centrale (7): Adorazione dei Magi e Apparizione dell’Angelo a Giuseppe; nell’architrave episodi della vita del Battista (8); nelle due nicchie sovrastanti: gli angeli Michele e Gabriele (3); nella parte interna dei due stipiti e dell’architrave (intradosso): l’albero peridexion (9); di fianco ai portali: due lastre delle virtù e parte della fascia dello zooforo.

Sono due alberi genealogici, quelli illustrati frontalmente nei due stipiti, che intendono legittimare il Messia realizzato nella persona di Gesù di Nazareth, sia nel suo legame con la discendenza del popolo d’Israele, popolo delle promesse profetiche e dell’elezione qui simbolicamente rappresentato dai dodici figli di Giacobbe, come capostipiti delle dodici tribù d’Israele (Gn 35, 25-26) e oggetto delle benedizioni costitutive, come la più preziosa eredità di Giacobbe morente (Gn 49) e di Mosè morente (Dt 33). Nell’immagine alla radice dell’albero è posto Giacobbe, salendo, tra i rami e le foglie troviamo sei figli generati con la moglie Lia (Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Zabulon, Issaccar), due con la moglie Rachele (Beniamino e Giuseppe) due con la serva Zelta ( Gad e Aser) e due con la serva Bala (Neftali e Dan); sulla sommità dell’albero è scolpito Mosé. Alla storia del popolo d’Israele è affidata la preparazione del disegno che si compirà in un giorno futuro. San Paolo dice in proposito: “essi sono israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, Egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli (Rm 9,4) e per tanto Israele è “la primizia santa… la radice santa” (Rm 11,16) e il Messia ne è il frutto maturo.

A Completare le prefigurazioni che preparano la pienezza della realizzazione messianica contribuisce l’archinvolto della lunetta centrale: una serie di dodici Personaggi dell’Antico Testamento che seduti sui rami, che idealmente collegano i due alberi genealogici, presentano dentro un disco a sfondo dorato i dodici Apostoli (Paolo sostituisce uno dei due Giacomo). L’elenco dei dodici Personaggi (profeti: Isaia, Ezechiele, Daniele, Michea, Abacuc, Osea; legislatore: Esdra; sapiente: Salomone; re: Davide, Ozia) riassume e completa tutte le istituzioni antico-testamentarie, rappresentate dai loro maggiori esponenti.

Nelle nicchie soprastanti il portale Le due grandi statue degli Arcangeli Gabriele e Michele rappresentano i ministri di Dio costantemente presenti nella storia e nella realizzazione dell’opera di salvezza.

La lunetta centrale del portale e il suo architrave costituiscono il compimento e la realizzazione di tanta, lunga, storica preparazione. L’Adorazione dei Magi è la prima epifania (manifestazione) universale di Cristo e della sua piena identità. Anche i magi inverano la profezia perché le Scritture e i Salmi avevano già parlato di Sapienti che venivano da lontano per riconoscere il Messia. La Vergine è incoronata, partecipa della gloria del Figlio per la sua maternità divina e nella mano destra tiene il fiore alluso da Is 11, 1 e che la sua maternità ha schiuso : il Bambino Gesù che benedice con la Destra tiene nella sinistra il globo del potere. Nella parte destra della lunetta, l’Annuncio dell’Angelo a Giuseppe. Non si stratta dell’annunciazione, ma di quando l’Angelo lo invita a prendere con sé Maria e il Bambino e a portarli in Egitto perché Erode insidia la vita di Gesù. Quest’ultimo episodio non solo viene posto come coronamento dei Vangeli dell’infanzia, ma diventa anche tipo rispetto alla sofferenza che lo stesso Gesù Messia dovrà affrontare.

La lunetta e l’architrave

Nell’architrave è illustrato un ciclo di tre episodi della vita del Battista (il battesimo di Gesù al Giordano, il banchetto di Erode, e la decollazione) a cui il Battistero è dedicato e soprattutto protagonista della realizzazione del disegno di Dio che chiude la linea profetica delle preparazioni. Il martirio che subisce da parte di Erode è segno della violenza che subisce il Regno dei Cieli (cf. Mt 11, 12): in questo anticipa e prefigura la futura passione del Messia in cui per il Battesimo saremo salvati.

Nel Battesimo di Gesù al Giordano il Battista è lo strumento provvidenziale del disegno di Dio per la Seconda epifania/manifestazione di Gesù di Nazareth come Messia.

Possiamo dunque dire con certezza che l’illustrazione delle due figure di Maria e del Battista, inserita nell’insieme delle altre parti, non è solo la celebrazione della loro importanza, ma è pensata come la presentazione degli ultimi due anelli di quella lunga preparazione che ora è già contemporanea alla realizzazione.

Terminando la descrizione del portale settentrionale del Battistero di Parma possiamo dire che si sono delineati i due titoli di Cristo che abbiamo utilizzato per dare il nome al portale stesso: MESSIA e VERBO INCARNATO. Colui che il lungo disegno storico di Dio ha promesso, preparato e infine realizzato, e colui che per la sua dignità divino-umana di Figlio di Dio fatto uomo, si rende capace di realizzare in pienezza definitiva e perfetta (escatologica) il disegno di Dio. Se il Battesimo diventa per noi rigenerazione, ciò accade perché colui che compie tale operazione è lo stesso  Figlio prediletto di Dio, che la Maternità di Maria ha reso pienamente visibile nella sua umanità.

 

Il portale occidentale

Il Redentore

Possiamo cogliere il disegno biblico del portale occidentale, denominato del “Redentore” incominciando a riportare i riferimenti diretti alla Sacra Scrittura:

(1) la Resurrezione dei morti 1Ts 4,16; 1Cor 6, 14; 15, 12-20; Gv 5, 29; 6, 39-40.

(2b) la Parousia (=manifestazione ultima di Cristo) finale del Cristo (momento iniziale del giudizio universale): Mt 24, 30-31; 25,31-33; Ef 4, 30; 1Ts 5, 2; 1Cor 1,8; 5,5; 2Cor 1,14.

 (2b) Il Cristo giudice come Redentore: Rm 5, 16-21; 8,31-39; Fil 2,6-11.

(2a-c e 4b) L’albero della vita e le insegne regali di Cristo Mt 24, 30-31; Ap 2,7; 22, 2.14.19;

(3) Paolo: di fianco al Cristo Redentore, il teologo dell’escatologia (= delle realtà ultime) e della salvezza del Nuovo Testamento: 1Cor 15 (in particolare 35-55); Ef 2, 5-6; 4, 21-24.30; 5, 1.14.16; Col 2, 12; 3,1; Fil 3, 10-11; Rm 5, 15.17.20; 6, 7; 7,4; 8, 31-39; Gal 3,27-28.

(4a) I dodici apostoli: Mt 19,28 (Ap 21,14).

(5) La parabola della chiamata dei servi a lavorare nella vigna nelle diverse ore: Mt 20, 1-16.

(6) il criterio del giudizio finale: le buone opere: Mt 25, 34-46; l’immagine e somiglianza di Dio ritrovata: 1Gv 3,2; Gal 3,27-28; Fil 3,10-11.21; 2Cor 3,18; Col 3,10; 1Cor 15,49; 11, 7; Rm 8,29.

Lunetta del portale occidentale

Sul lato occidentale del battistero l’accesso è dato dal portale denominato del “Redentore”. Come anche nel portale settentrionale, la lunetta (2) fornisce la chiave interpretativa di tutto il portale.

Nel portale precedente avevamo messo in luce due titoli di Cristo: il Messia e il Verbo incarnato.

Questo portale evidenzia un terzo titolo di Cristo: Redentore (colui che salva). Questa prerogativa di Cristo è particolarmente significativa rispetto al Battesimo. Nella lunetta viene raffigurata la scena iniziale della redenzione: la Parousia di Cristo (= l’apparizione di Cristo nel suo ultimo ritorno alla fine dei tempi). Non siamo dunque propriamente di fronte al giudizio finale, ma nel momento immediatamente precedente.

Comprendiamo che si tratta di Cristo Risorto perché, seduto su un trono velato, presenta sulle mani il segno dei chiodi e sul costato il segno della lancia; nelle due scene a lato di Cristo sono raffigurati gli angeli che portano i segni della passione (sudario, lancia, spugna, croce e corona di spine), senza toccarli direttamente con le mani, ma attraverso un velo, caratteristica che sottolinea la sacralità degli oggetti portati. Dietro gli angeli di sinistra, seduto su un trono, con un cartiglio in mano troviamo l’apostolo Paolo. Con queste immagini lo scultore vuole dirci che il momento del nostro giudizio finale non è terrorizzante perché, ad attenderci, non ci aspetta un giudice freddo e inesorabile, ma il Redentore, che mostra i segni delle sua passione come le insegne della sua vittoria e che sono la garanzia della sconfitta del male del mondo. Esse ricordano fino a che punto Cristo è stato in grado di amare, fino al dono della propria vita. Quest’abbondanza del suo amore nei nostri confronti, costituisce la fonte della responsabilità di cui dovremo rendere conto: non sarà un’amnistia generale per calcolo di opportunità; al cuore della salvezza c’è un Dio che si è fatto uomo e si è lasciato inchiodare sulla croce. Saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo reagito di fronte ad un gesto d’amore così grande. Gli angeli che attorniano il Redentore non sono in parata, stanno piuttosto celebrando una liturgia celeste.

La presenza dei dodici apostoli nel semicerchio dell’archivolto ha due ragioni: essi garantiscono la successione apostolica e dunque sono lo strumento della trasmissione dei frutti della redenzione agli uomini attraverso la Chiesa e, inoltre, come la stessa Scrittura dice, costituiranno la corte giudicante insieme al Redentore.

Architrave del portale occidentale: il giudizio universale

Nell’architrave è illustrata la resurrezione dei morti. Due angeli nell’atto di suonare la tromba dividono i salvati dai dannati, una condizione espressa simbolicamente in maniera molto delicata rispetto alla maggior parte delle scene di giudizio: non sono presenti i diavoli ad indicare la dannazione, ma si può ugualmente evincere la loro condizione, con chiarezza, dal fatto che mentre i salvati camminano retti ed hanno lo sguardo rivolto verso l’alto e le mani sul petto o alzate, i dannati usano le mani per coprire le loro nudità.

Lunetta, archivolto e architrave raccontano l’ultima apparizione di Cristo alla fine dei tempi, mentre i due stipiti narrano la presenza redentrice di Cristo nella storia: la salvezza ‘già’ presente e indicano come prepararsi all’esito dell’incontro con Cristo.

Parabola del giudizio universale Mt 25

Parabola dei lavoratori della vigna

Nei due stipiti laterali sono raffigurate a sinistra le sei opere di misericordia (ne manca una rispetto alla tradizione) e a destra la parabola di coloro che sono chiamati dal padrone alle diverse ore del giorno a lavorare nella sua vigna e la cui paga alla fine della giornata estremamente generosa anche per quelli dell’ultima ora, vuole significare la longanimità del tutto eccedente di tale Signore invitante. Sant’Agostino ha elaborato un’interpretazione allegorica di questa celebre parabola, che scandisce i tempi della salvezza: le diverse ore del giorno, in cui il padrone chiama a lavorare nella sua vigna, rappresentano allegoricamente le sei diverse età del mondo (suddivise dalla creazione del mondo alla venuta di Cristo, fino alla seconda venuta alla fine dei tempi) e della vita dell’uomo (infanzia, fanciullezza, adolescenza, giovinezza età adulta e vecchiaia) in cui egli con infinità generosità continua a chiamare. Ancora una volta è illustrata l’estrema magnanimità del progetto di salvezza divino. Potremmo quasi dire che qui è scolpita su pietra la teologia paolina della grazia.

Nello stipite sinistro le sei opere di misericordia, tratte dal Vangelo secondo Matteo, (Mt 25) sembrerebbero costituire il criterio con il quale saremo valutati nel giudizio finale, se lo avremo o meno riconosciuto Cristo nei fratelli o nelle sorelle (affamati, assetati, stranieri, ammalati, carcerati, nudi). Lo stipite del portale si discosta dal Vangelo perché non colloca Cristo nella persona del soccorso (come fa il testo evangelico), ma nella persona del soccorritore (come sembra apparire già dai testi di Sant’Agostino). Questo “scambio” avviene perché le sei opere di carità scolpite non vogliono essere innanzitutto un insegnamento morale ma, piuttosto, in coerenza con tutto il resto del messaggio del portale, un invito a riscoprire l’immagine di Dio in sé, a raggiungere lo stesso amore di Cristo che si mette a servizio dei suoi fratelli donandosi completamente e senza riserve. Sant’Agostino infatti e con lui lo scultore, sostengono che il cristiano agendo nel suo impegno etico di coerenza con le bona opera (= le buone azioni), particolarmente quelle di misericordia e con la recezione del Battesimo, recupera e rinnova in sé la originale immagine e somiglianza di Dio, ricevuta nell’Eden e deturpata dal peccato.

Il portale meridionale

Il Pantocratore

Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine

 

Anche per questo portale, scopriamo anzitutto i riferimenti biblici:

(1) nella lunetta il riferimento indiretto al libro del Qoelet;

(2) nell’architrave: Cristo pantocratore (medaglione centrale): «Io sono l’Alfa e l’Omega» Ap 1,8; 22, 13-14 (1, 17; 2,8); «Io son l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine; a colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita» (Ap 21, 6).

Giovanni Battista che indica Cristo (medaglione di destra): Gv 1,29 (1,36)

L’agnello di Dio (medaglione di sinistra): Gv 1,29. Nell’Apocalisse il termine-tema dell’Agnello con 27 ricorrenze nel suo aspetto di sacrificato/glorioso-vittorioso, in particolare: Ap 21,1: «Il fiume d’acqua che dà la vita… che sgorgava dal trono di Dio e dell’Agnello»

Architrave del portale meridionale

Il punto prospettico che ci dà il significato dell’intero portale, a differenza degli altri due non si trova nella lunetta, ma nell’architrave. In esso, attraverso le tre illustrazioni, è espresso il quarto titolo delle identità di Cristo: Il Pantocratore (= Colui che tutto crea). Nel mezzo dell’architrave troviamo la classica raffigurazione del Pantocratore: Cristo seduto con in mano un libro aperto sulle cui pagine è scritto Ego sum alfa et o[mega], mentre con la destra benedice trinitariamente. Cristo si mostra in quella sua signoria universale che è potere universale di grazia che ha acquisito mediante la morte e resurrezione e attraverso le quali ha meritato la nostra salvezza. Professarlo come colui che vince i due nemici più acerrimi dell’umanità, il male e la morte, significa percorrere la strada indicata dal Battista nell’affermazione «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo» (Gv 1,29). Viene qui espressa una delle cinque affermazioni sull’identità di Gesù: Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo (Gv 1,29.36); uno che è stato anteposto a Giovanni perché era pria di lui (Gv 1,30); lo Spirito è sceso e si è posato su di Lui (Gv 1,32.33); è uno che battezza non in acqua ma nello Spirito Santo (Gv 1,33); è il Figlio di Dio (Gv 1, 34). Ciò che Giovanni Battista indica è quello che la rivelazione divina gli ha fatto conoscere, ma è anche l’invito a ricordare che radice e condizione della salvezza è il riconoscimento nella fede dell’identità di Cristo che costituisce da sempre uno degli aspetti fondamentali della celebrazione rituale del Battesimo. Quel dito puntato è il rimando implicito al momento della professione di Fede presente nella celebrazione rituale del Battesimo.

Lunetta del portale meridionale: l’albero della vita

Nella lunetta è rappresentato l’albero della vita e su di esso un uomo tutto intento nel gustare d un’arnia il miele (simbolo dei piaceri della vita); egli si dimentica dei pericoli incombenti su di lui: due roditori (simboli del giorno e della notte nel loro inarrestabile alternarsi) stanno corrodendo le radici dell’albero , compromettendo la sua incolumità e gettando l’uomo nelle fauci del drago (simbolo dell’inferno a cui approda il male). Questo apologo è dunque un’esortazione a rendersi conto dei pericoli che minacciano la vita dell’uomo. Sempre nella lunetta a lato di questa scena troviamo l’inarrestabile susseguirsi del giorno (a sinistra) e della notte (a destra).